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La sostenibilità

A partire dagli anni '70 la progressiva presa di coscienza delle problematiche ambientali ha dato origine a un ampio dibattito sul futuro del pianeta. Tale dibattito ha coinvolto organizzazioni internazionali, movimenti di opinione e studiosi approdando al concetto di sviluppo sostenibile: "lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri" (Gro Harlem Brundtland, 1987).

Lo sviluppo sostenibile riguarda pertanto un concetto di crescita economica legata alla possibilità di svilupparsi tenendo in considerazione i limiti ecologici; significa migliorare la qualità della vita considerando le risorse limitate disponibili del pianeta. Da alcuni decenni a livello internazionale sono stati prodotti documenti nell'ambito dei Diritti Umani, orientati ad una definizione sempre più integrata dei diritti sociali (uguaglianza, partecipazione, accesso ai servizi, opportunità di crescita e sviluppo) e dei diritti ambientali (il mondo costruito, l'ambiente, la sostenibilità ecologica, l'organizzazione territoriale e la  sistemazione urbanistica) tenendo conto dell'identità e della differenza.

Numerosi trattati e convenzioni internazionali e comunitari: l’agenda 21 di Rio de Janeiro del ’92, la Carta di Aalborg del ’94, Habitat di Istanbul ’96, considerano prioritaria la giustizia sociale e intergenerazionale individuando come sfere di azione l’economia e l’ambiente. Questi atti impegnano i Governi a rilevare i livelli di insostenibilità delle città e ad adottare politiche internazionali, comunitarie e locali per favorire uno sviluppo urbano più sostenibile.

Altri precedenti documenti in ambito europeo, come il “Libro verde sull’ambiente urbano”, del’90 e la “Ricerca per una città senz’auto” del 91, pur non essendo degli accordi internazionali vincolanti, hanno fornito indicazioni in diversi settori per realizzare città più sostenibili. Un’altra convenzione ancora, come la “Carta delle città educative” di Barcellona del ’91, pur non trattando della questione della sostenibilità urbana, ha richiamato l’attenzione delle amministrazioni locali verso tematiche molto utili a questo obiettivo, in particolare hanno riconosciuto il ruolo formativo dell’ambiente urbano e la responsabilità che ha nello sviluppo culturale di tutti i suoi cittadini, iniziando dai giovani.

Vediamo in dettaglio alcuni di questi documenti:

Il libro verde sull’ambiente urbano (1990)
Con “Il libro verde sull’ambiente urbano” la Comunità Europea ha cercato per la prima volta di dare un senso complessivo alle sue iniziative territoriali e urbane nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile. Le proposte riguardano la pianificazione urbana, i trasporti, la tutela del patrimonio storico e dell’ambiente naturale esistente, la gestione dell’energia urbana e dei rifiuti.

Ricerca per una città senz’auto (1991)
La proposta a livello urbanistico è la diminuzione della distanza dei percorsi che possono così assicurare la prossimità e la possibilità di contatti anche solo con spostamenti pedonali. Si dimostra inoltre che i costi di una città con spostamenti garantiti esclusivamente dal trasporto pubblico sarebbero da due a cinque volte inferiori rispetto a quelli di una città dove viene utilizzata soprattutto l’auto privata.

Agenda 21 di Rio de Janeiro (1992)
In pratica il documento della Conferenza su ambiente e sviluppo del 1992 di Rio de Janeiro, fissa criteri e obiettivi generali per realizzare uno sviluppo sostenibile. Questi termini si riferiscono ad un concetto di crescita economica legata alla possibilità di svilupparsi tenendo in considerazione i limiti ecologici. Sviluppo sostenibile significa migliorare la qualità della vita considerando le risorse limitate disponibili. Agenda 21 in pratica è uno stimolo per i paesi firmatari, le loro amministrazioni locali e centrali, a realizzare un'agenda di impegni effettivamente realizzabili entro l'anno 2001. Le amministrazioni che aderiscono al coordinamento delle Agende 21 locali devono elaborare e realizzare piani di risanamento ambientale, cambiamenti concreti nell'organizzazione del territorio e della vita quotidiana di chi produce e consuma favorendo il ruolo attivo e consapevole dei lavoratori. Molta importanza ha l'attivazione dei processi di sviluppo sostenibile a livello locale. In particolare nelle aree urbane è possibile, secondo la raccomandazione di Agenda 21, la promozione di varie forme di coinvolgimento delle popolazioni locali sulle scelte di carattere economico, sociale ed ambientale che riguardano il loro territorio. Ogni realtà locale è diversa per dimensione, cultura e risorse e deve trovare da sé la propria vocazione ambientale, utilizzando esperienze fatte da altri, ma riferendosi sempre alla propria storia. Il suggerimento dell'Agenda 21 è di concentrare le proprie energie nelle città per cambiare molti dei fattori che sono la causa della loro insostenibilità".

Agenda 21 locale
Nel capitolo 28 si legge "Ogni amministrazione locale dovrebbe dialogare con i cittadini, le organizzazioni locali e le imprese private e adottare una propria Agenda 21 locale. Attraverso la consultazione e la costruzione del consenso, le amministrazioni locali dovrebbero apprendere e acquisire dalla comunità locale e dal settore industriale, le informazioni necessarie per formulare le migliori strategie". L'Agenda 21 locale può in questo modo essere definita come uno processo, condiviso da tutti gli attori presenti sul territorio (stakeholder), per definire un piano di azione locale che guardi al 21° secolo.
Il Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile (WSSD), tenutosi a Johannesburg nel 2002, ha rappresentato un'importante occasione per rilanciare l'impegno degli Enti locali. Nei documenti finali del Summit il governo locale ha ottenuto il riconoscimento della comunità internazionale per il suo ruolo di attore chiave nell'attuazione dell'Agenda 21. L'obiettivo per il prossimo decennio è di passare dall'Agenda 21 all'Azione 21 e di adottare Piani d'azione "concreti e realistici". L'Agenda 21 si concretizza con un programma rivolto ai cittadini e alle diverse categorie sociali ed economiche locali (associazioni, sindacati, imprese, scuola,....) che prevede alcune fasi di lavoro:
- stesura di una relazione sullo stato dell'ambiente per avere informazioni sulla situazione locale;
- organizzazione di un Forum tra i vari soggetti della comunità locale per discutere le modalità di riconversione ecologica in settori come i trasporti, l'urbanistica, i servizi, la viabilità, le attività economiche;
- stesura di un primo documento di intenti sulle linee di intervento emerse nelle riunioni del Forum;
- attivazione di gruppi di lavoro tematici per produrre un documento finale da proporre al Forum;
- ratifica del documento finale da parte dell'Amministrazione locale.
La realizzazione di Agende 21 Locali attraverso il processo del Laboratorio urbano, è promossa dall'Unione Europea e, in Italia, dal Ministero dell'Ambiente.

La Carta di Aalborg (1994)
La Carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile impegna le amministrazioni firmatarie ad attuare l’Agenda 21 a livello locale e ad eleborare piani di intervento per uno sviluppo durevole e sostenibile. Ogni città ha la sua specificità e per questo occorre che ciascuna trovi la propria via alla sostenibilità affinché possa realizzarsi lo sviluppo sostenibile del nostro pianeta.

Habitat 2 di Istanbul (1996)
A Istanbul si è tenuta la seconda Conferenza delle Nazioni Unite sugli Insediamenti Umani. L'Unicef in questa occasione ha presentato il documento preparatorio per l'Habitat 2 contribuendo ad approfondire il rapporto fra i diritti dell'infanzia e il contesto urbano sostenibile. Essa individua alcuni principi fondamentali ribadendo che l'educazione, il gioco e la partecipazione dei giovani sono le chiavi perché possa realizzarsi lo sviluppo sostenibile del nostro pianeta. " E' essenziale che tutti i/le bambini/e abbiano un ambiente salubre, sicuro e protetto dove possono socializzare, giocare, partecipare e conoscere il mondo naturale e sociale, sviluppando un senso di appartenenza alla comunità e al contesto ambientale."

Il Piano di Azione di Lisbona (1996)
Nella seconda Conferenza Europea sulla sostenibilità delle piccole e grandi città tenutasi a Lisbona i mille rappresentanti degli Enti locali e Regionali di tutta Europa sono stati informati circa lo stato del processo dell’Agenda 21 locale in trentacinque Paesi. Dopo l’inizio dedicato soprattutto alla diffusione dell’idea di sostenibilità locale attraverso la promozione della Carta di Aalborg, la fase successiva si è centrata sull’applicazione dei principi stabiliti.

La convenzione di Aarhus (1998)
La convenzione sottoscritta nella cittadina danese di Aarhus ribadisce che il cittadino, primo attore del processo di cambiamento, ha la possibilità di contribuire attivamente alla promozione dello sviluppo sostenibile. Per questo le pubbliche amministrazioni si impegnano a ottimizzare le potenzialità dell'intera società civile attraverso azioni di sensibilizzazione ed informazione e a promuoverne il coinvolgimento nei processi decisionali. Attraverso l'informazione il cittadino deve essere informato sulle tematiche ambientali. Egli deve poter valutare la qualità dell'ambiente in cui vive e le modificazioni che lo minacciano. Le amministrazioni sono tenute a fornire informazioni chiare ed esaurienti, possibilmente attraverso l'uso di tecnologie informatiche interattive. La partecipazione dei cittadini ai processi decisionali pubblici è la prima condizione di sostenibilità dello sviluppo. Le politiche ambientali devono essere basate sul confronto con i soggetti sociali interessati e tradursi in strategie condivise. Una decisione concertata con i destinatari e costruita con un alto tasso di consenso è una decisione democratica che ha più probabilità di essere attuata in modo ottimale grazie alla collaborazione di tutti. E' anche una decisione di migliore qualità: i cittadini e, in particolar modo le associazioni di protezione ambientale o in altro modo rappresentative, sono depositari di preziose conoscenze relative alla situazione del territorio, alle esigenze ambientali locali e agli interessi di chi vi abita.

Il progetto del Ministero dell’Ambiente
Il tema della sostenibilità urbana è una delle priorità del Ministero dell’Ambiente che ha avviato una serie di interventi mirati alla città nella direzione della sostenibilità collegandosi ad alcuni passaggi chiave a livello internazionale: la Conferenza sull’attuazione delle Agende 21 di New York ’97 (Aprile) per fare il punto sui risultati dopo cinque anni dalla Conferenza di Rio e nel Dicembre dello stesso anno la V Conferenza sui cambiamenti climatici di Kyoto.

Gli Aalborg Commitments
Tra gli ultimi documenti, uno dei principali e più interessanti per la completezza dell’approccio e la sintetica chiarezza dell’esposizione è l’elenco dei 10 Aalborg Commitments, essi riguardano gli impegni di sostenibilità che oltre 600 governi locali hanno sottoscritto ad Aalborg.

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